← Back
NotesBy topicItalian

lezione 6

Study material for Economia e Organizzazione Aziendale C, shared by the Studwiz community and reviewed by moderators.

Economia e Organizzazione Aziendale CBy topic

Document information

What's included in this study material

Study material for Economia e Organizzazione Aziendale C, shared by the Studwiz community and reviewed by moderators.

Import quality: text was extracted directly from the original document.

Extracted content from the document

Representative passages recognised in different parts of the material. The full extracted text remains available to search, while this compact preview makes the page easier to read.

Page 1

LEZIONE 6- decisioni di breve periodo 1. Introduzione alle Decisioni di Breve Periodo si fonda su tre pilastri principali: 1. Impresa e Contesto: Abbiamo introdotto il concetto di azienda e parlato di strategia. 2. Strumenti per Conoscere l'Azienda: Abbiamo analizzato i documenti relativi al bilancio. 3. Decisioni d'Impresa: Ci divideremo in due macro-ambiti: ○ Decisioni di breve periodo. ○ Decisioni di lungo periodo. La differenza tra le due risiede nell'orizzonte temporale. Le decisioni di breve periodo hanno un orizzonte temporale inferiore ai 12 mesi. Questo non è un orizzonte casuale, ma rispecchia le tempistiche dei documenti di bilancio, in particolare l'esercizio contabile, che è sempre di dodici mesi. 2. Struttura della Lezione 1. Definizioni e Concetti Base: ○ Cosa intendiamo per decisione di breve periodo. ○ Quali sono gli elementi distintivi. ○ Parleremo di break-even, il primo concetto manageriale della lezione. 2. Analisi dell'Alternativa: Dopo una pausa, affronteremo questo argomento. 3. Contesto delle Decisioni di Breve Periodo Quando parliamo di decisioni di breve periodo, vogliamo rispondere a domande che caratterizzano il contesto aziendale, come ad esempio quelle relative al piano produttivo. ● Il piano produttivo attuale permette all’impresa di coprire i costi e generare profitti? ● Quanti prodotti di ogni tipologia mi conviene produrre e vendere? ● Ricevo un ordine da un cliente, ma il mio impianto è già saturo, conviene accettare o rifiutare l’ordine? ● Mi conviene realizzare il prodotto X internamente o ricorrere a un fornitore esterno? 3.1 Esempio 1: Copertura dei Costi Un manager potrebbe chiedersi se il piano produttivo permette all'impresa di coprire i costi. All'inizio dell'anno, le aziende redigono un budget con stime di vendita,…

Page 6

● Sull'asse orizzontale abbiamo il nostro volume, la nostra quantità prodotta. ● Sull'asse verticale avremo un costo totale, costo totale che naturalmente sarà in una valuta. Ci tengo sempre ad enfatizzare quelle che sono le dimensioni delle nostre variabili perché ne abbiamo poche, ma è fondamentale sempre tenerle sott'occhio per essere certi che poi nel nostro calcolo finale stiamo calcolando una valuta, ad esempio stiamo calcolando una quantità, vedremo le differenze. Su questo piano bidimensionale possiamo rappresentare i costi, ad esempio, con una funzione lineare, costi variabili. Possiamo rappresentare i costi variabili con una funzione tendenzialmente lineare, dove ad esempio per una quantità prodotta a 0, immaginiamo che il mio costo variabile unitario, ovvero il costo variabile di una singola unità, sia 2€. Se produco 0, ovviamente il mio costo sarà pari a 0. Immaginiamo che io produca 10, per quantità prodotta a 10, il mio costo variabile totale sia pari a 20. (10 * 2). Se dovessi rappresentare graficamente questo valore, direi che a occhio la quantità 10. A una quantità 10 corrisponde un costo totale di 20. Nulla di fantasmagorico qua. Se al tempo medesimo però possiamo considerare quelli che sono i costi fissi. I costi fissi, non essendo funzione della quantità prodotta, tendenzialmente questi costi tendono a essere costanti. Immaginiamo che questi abbiano valore 30, quindi che io produca 0 dovrò esborsare comunque 30, così come se io produca 10 andrò in ogni caso ad esborsare 30. Se questo è vero, e tendenzialmente è vero adesso nel caso qui rappresentato che è un caso molto semplificato, stiamo vedendo i costi variabili come una funzione lineare. Nel breve periodo tendenzialmente questa assunzione è ragionevole. Nel lungo periodo tendenzialmente è una…

Page 12

Adesso, se non ci sono dubbi, domande o perplessità, propongo 10 minuti di pausa e poi vedremo qualche applicazione di questi concetti. Riprendiamo quindi la nostra trattazione relativa alle decisioni di breve periodo e riprendiamo dove abbiamo lasciato la nostra discussione relativa al breakeven. Ovvero, vista quella che è la formula che ci caratterizza, la nostra quantità di breakeven, dobbiamo però riconoscere che questa ipotesi, questa formula, viene calcolata sotto quattro ipotesi piuttosto forti. Anche durante la pausa alcuni colleghi giustamente mi hanno chiesto: ma quanto è vicino questo modello alla realtà? La risposta è: il modello è vicino alla realtà sotto quattro assunzioni. Alcune di queste che vedremo sono assunzioni abbastanza forti e poi nella seconda parte della lezione inizieremo a farne cadere una per vedere come varia la formula. Allora, innanzitutto la formula dobbiamo riconoscere che viene applicata a un contesto di impresa monoprodotto, ovvero un'impresa che produce un singolo prodotto. Questo perché? Perché la formula va a considerare il prezzo del mio singolo prodotto e i costi variabili del mio singolo prodotto. Immaginiamoci il prodotto A, immaginiamo un'azienda che produca A, B e C, tre prodotti, ciascuno di questi potrà avere dei prezzi diversi e dei costi variabili unitari diversi, quindi vedremo che la formula dovrà essere adattata nel contesto in cui andiamo a considerare imprese multiprodotto che sono contesti più vicini alla realtà. In secondo luogo, assunzione estremamente forte. Questa formula ci va a dire che il breakeven, ci va a calcolare il breakeven sotto l'assunzione che la quantità prodotta sia pari alla quantità venduta. Assunzione tendenzialmente anch'essa valida nel breve, molto breve periodo. In un orizzonte di più…

Page 18

Logica assolutamente speculare per i miei costi, dove nello specifico i costi che dovrò sostenere per tutti i prodotti saranno dati dalla sommatoria dei costi variabili unitari di tutti i prodotti, ciascuno moltiplicato per la quantità di ogni prodotto. Se dovessi avere due prodotti: I costi fissi rimarranno fissi, quindi saranno indipendenti dalla quantità, giustamente, sono indipendenti dalla quantità di prodotto. Anche in questo caso, andando a raccogliere per il margine di contribuzione, posso raccogliere Q e inserire i miei margini di contribuzione. Altro non vado a fare che una sommatoria dei miei margini di contribuzione. Tale formula dovrà quindi andare a tenere conto del mio peso relativo di ogni prodotto nel mix di prodotti. Peso relativo vuol dire peso in termini percentuali, da 0 a 100%, ovvero avrò un fattore che andrà a moltiplicare il mio margine di contribuzione dei miei prodotti, dove la sommatoria di questo fattore moltiplicativo è pari a uno. Di fatto è un fattore proporzionale rispetto al peso di ogni prodotto sul mix. Lascio in slide, anche per semplicità, quella che è la dimostrazione della formula dove ci riporta ad avere a denominatore la sommatoria dei nostri pesi. Il caso che riporto in slide è il caso più semplice che potessi portare, ovvero quello di due prodotti. Tale formula potrà anche essere applicata al caso di 10 prodotti, 20 prodotti, è semplicemente un calcolo combinatorio. Vediamone un'applicazione, anche in questo caso può essere un buon esempio di potenziale esercizio in tema d'esame. Immaginiamo un'azienda che produce due prodotti, in questo caso prodotto A e prodotto B. Anche in questo caso il testo ci dà informazioni rispetto a quelli che sono: ● i prezzi di vendita per i due prodotti ● i costi variabili unitari per i due…

Page 24

quantità. Andando a considerare per forza anche in questo caso i costi fissi da un lato e dall'altro. Poi vedrete che i costi fissi si elidono, 25 da un lato e 25 dall'altro. Considerati tutti quelli che sono i ricavi del caso A e tutti quelli che sono i costi del caso A, rispetto a tutti quelli che sono i ricavi e i costi del caso B, vedrete che il caso B porta a un MON maggiore, e questo MON sarà maggiore di 10 euro rispetto al MON del primo caso. Lascio a voi eventualmente il calcolo, ma sconsiglio di seguire queste strade, soprattutto in sede d'esame, per una mera questione di tempo. Chiaro è che un esercizio del genere, calcolare entrambi i casi, non richiede particolare sforzo computazionale, ma possiamo immaginare nella realtà, quando ciascuna opzione può essere associata a numerose variabili, chiaro è che ragionare in maniera differenziale può portare un notevole vantaggio e un notevole risparmio di tempo, e anche una notevole maggiore sicurezza di non commettere errori. Chiedo a riguardo se è chiaro, se ci sono dubbi, domande. Vedo già qualche testa annuire. È chiara la logica che abbiamo seguito? Perfetto. Di fatto, abbiamo oggi introdotto la prima parte relativa alle decisioni aziendali, ci siamo concentrati sulle decisioni di breve periodo. Abbiamo in primo luogo visto le caratteristiche, abbiamo poi parlato di breakeven, distinguendo da subito due categorie di costi, ovvero i costi fissi e i costi variabili. Questi sono stati utili per modellizzare la formula del breakeven in contesti diversi: ● Il primo è quello di un'impresa monoprodotto, per un breakeven con un MON pari a zero. ● Il secondo è quello sempre di un'azienda monoprodotto, con breakeven superiore, con quantità MON superiore allo zero. ● In terzo caso abbiamo visto il caso di un'azienda…

Preview

First page of the document.

First page: lezione 6